Il gioco degli scacchi tra intelligenze individuali e intelligenze collettive

Gli-scacchi-come-sistema
a cura di Antonella De Robbio
Coordinatore biblioteche del Polo Giuridico
CAB Centro di Ateneo per le Biblioteche
Universita’ degli Studi di Padova

 

Il gioco degli scacchi è un esempio emblematico di come le intelligenze individuali possano convergere in intelligenze collettive.
Gioco degli scacchi come gioco di squadra?
Informazione aperta versus informazione chiusa?
Credenze e culture diverse come agiscono a livello di saperi e conoscenze?
A chi spetta prendere decisioni?
Vediamo come i recenti eventi nel gioco degli scacchi ci possono aiutare nell’individuare alcune criticità.

Venerdì 22 novembre 2013 il norvegese Magnus Carlsen, di appena 22 anni, ha battuto il campione mondiale di scacchi – in carica dal 2007 – l’indiano Viswanathan Anand, 43 anni, all’incontro di Chennai, in India.
Il nuovo campione del mondo di scacchi gioca da quando aveva 8 anni, e dall’età di 15 è considerato un professionista degli scacchi.
Sebbene per sua stessa ammissione abbia giocato migliaia di partite su internet – gioca online dopo una sconfitta a un torneo, per riprendere confidenza contro un ipotetico avversario – in realtà ha utilizzato ben poco i programmi informatici per giocare, ma si è formato leggendo i numerosi libri di scacchi posseduti dal padre.
Garri Kasparov in persona fu il suo insegnante privato, considerato da più parti il più grande scacchista di tutti i tempi.
A causa delle divergenze di carattere tra i due, a un certo punto l’indipendenza del giovane Magnus non tollerò più la rigida disciplina del mastro russo.

Due “intelligenze” profondamente diverse che nel 2010 portarono alla separazione, durante il torneo olandese di Wijk aan Zeeda [“Non possiamo costruire il nostro futuro semplicemente prolungando il passato” Charles Handy – prima lezione del corso]: Carlsen stava giocando contro il russo Kramnik (campione del mondo fino al 2007, prima di Anand) e Kasparov gli suggerì una mossa di apertura decisa all’ultimo momento, che fece perdere la partita a Magnus, sebbene egli vinse comunque il torneo.

Culture diverse a confronto: la russa, la nordica e l’orientale… la tradizione di rigidità e disciplina che viene dalla grande tradizione sovietica nel gioco degli scacchi, contrapposta all’autonomia del giovane nordico “campione della generazione dei computer” che vince contro il leggendario Anand considerato quasi un eroe nazionale in Asia, dove il Times of India aveva ipotizzato che Carlsen potesse barare cercando di “ipnotizzare” Anand per fargli perdere la partita.
La partita sottoposta alle analisi dei vari programmi di analisi scacchistica, non ha mostrato la benché minima debolezza nella strategia di Carlsen.
Il commento dello scrittore Paolo Maurensig, appassionato di scacchi e autore del libro “La variante di Lüneburg”, sul Corriere della Sera è: “Ciò che mi conforta è il fatto che le varianti vincenti escogitate da Carlsen non sono state neppure prese in considerazione dai vari super potenziati programmi di scacchi. Ciò significa che la mente umana non è ancora del tutto superata dai circuiti al silicio.”

Se ci si proietta in rete nel gioco degli scacchi, memorabile è la partita disputata tra il 21 giugno e il 22 ottobre 1999, che ha segnato una svolta decisiva nel modo di giocare agli scacchi.
La storica partita, tra l’allora campione russo Kasparov contro il Mondo (World Team), è definita da alcuni la più grande partita nella storia degli scacchi, ed è descritta come un esempio di “intelligenza collettiva” nel secondo capitolo del libro di Michael Nielsen sulle “nuove vie della scoperta scientifica” tradotto e pubblicato in Italia da Einaudi..
Fu la prima disputata via internet, condotta sui server della Microsoft, dove Kasparov – che giocava sempre coi bianchi [sicurezza, scaramanzia, abitudine?] – affrontò una squadra rappresentante il resto del mondo. Parteciparono oltre 58000 giocatori di 75 paesi diversi, e fu seguita tra oltre 3 milioni di persone. Kasparov vinse dopo 62 mosse.
Un gioco scandito da tempi cadenzati, prestabiliti e rigorosi: le mosse di Kasparov venivano pubblicate ogni 48 ore, ed il Team del Mondo aveva 24 ore di tempo per scegliere la propria risposta.
La Microsoft aveva organizzato un forum dove discutere della partita, e aveva anche selezionato quattro giovani talenti scacchistici per suggerire le mosse alla squadra.
Sebbene nel complesso il World Team giocò molto meglio di quanto avrebbe fatto qualsiasi singolo giocatore della squadra, grazie al “prodotto”delle micro competenze di ciascuna intelligenza individuale,la gran parte delle decisioni strategiche e tattiche del World Team veniva presa in pubblico e quindi Kasparov era libero di usare quelle informazioni a suo vantaggio.
A guidare gli sfidanti meno esperti era presente una compagine di giocatori più o meno titolati – fra cui la campionessa americana Irina Krush ed il campione francese Etienne Bacrot – alla quale spettava il compito di commentare la situazione sulla scacchiera e fornire analisi ed indicazioni utili per la votazione della mossa da giocare.
Ma poi era il popolo della rete che votava le mosse favorite.
La questione delle decisioni fu determinante: “Mosse considerate dagli esperti come evidenti errori a volte ottenevano addirittura il 10 per cento dei voti, e ciò suggerisce che stessero partecipando molti principianti. In un caso il 2,4 per cento dei voti premiò mosse che non erano solo pessime, ma che violavano persino le regole del gioco!”

Almeno tre i concetti chiave che emergono.

Per creare intelligenze collettive occorre che la partecipazione sia “aperta” a conoscenze trasversali a tutto campo, per accogliere micro competenze dei settori non specialistici.
Non basta creare ambienti dove le intelligenze collettive – composte da micro competenze individuali – agiscono in potenza verso un progresso scientifico e tecnologico, ma serve che vi sia un nucleo ristretto che prenda decisioni sulla base delle informazioni “validate” (decisioni e euristica).
Altro aspetto alla base: laddove l’informazione non è condivisa e resta chiusa entro i recinti della conoscenza la vittoria non è così scontata.

La scienza non è un gioco individuale, ma un gioco di squadra e quindi più informazioni si condividono più si risolvono i problemi del mondo.

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