Fai della tua vita un “meraviglioso spettacolo”

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a cura di Biagio Termo
Responsabile del Servizio Logistica dell’Università di Padova

 

Dovevo seguire uno dei tanti corsi riservati agli allenatori di calcio che hanno quasi sempre l’obiettivo di aumentare le conoscenze tecniche del gioco. Avevo avuto anche la possibilità di fare tanti incontri di coaching per aumentare le mie capacità di condurre un gruppo.
La platea a cui si rivolgeva quest’ultima esperienza spaziava tra persone di età universitaria e gli ultra sessantenni che per passione svolgevano l’attività.
Mi chiedevo nel mio incedere verso i banchi quale ‘minestra’ mi avrebbero propinato.
Speravo non fosse troppo scaldata, ma nel mio muovermi a zig zag alla ricerca del posto ideale, pensavo tra me e me se mi capita un altro masticatore di caramelle vado via, quando per caso trovai posto a fianco di una persona che mi sembrava ‘normale’.
Fatte le dovute presentazioni (qual è il focus o primo incontro in cui l’approccio non è quello della presentazione?) trovai assai curioso che il nostro docente non fosse in tuta ginnica coi colori sociali della squadra che allenava.
Si fa così, mi avevano insegnato, per fare gruppo.
A me sembra un modo idiota di appiattire la personalità.
Va be ne parlerò in altra occasione, comunque la pensiate.
Fu con curiosità assoluta che sentì il docente incominciare a discorrere sui nostri istinti primordiali e sulle nostre capacità ‘umane’ di crearci, dal nostro vissuto, un indice di sensazioni, emozioni e decisioni che lievitano quando incontriamo le persone per la prima volta.
In ambito lavorativo molto più accentuate che altrove.
Smisi di pensare ai problemi e casini che mi frullavano per la testa.
Quello ‘strano’ docente stava parlando di leadership e coaching in modo diverso: partendo dalla coda.
Ci spiegò che avrebbe aperto la serata un breve cortometraggio dal titolo ‘Il circo della farfalla’.
Avrei giurato si trattasse della preparazione fisica dei circensi.
Quanto mi sbagliavo.
Nel film, Il signor Méndez è il proprietario di un circo che per caso si ferma in un luna park e visita il “padiglione delle mostruosità umane” dove c’è anche Will.
“Una perversione della natura, un uomo, a cui Dio stesso ha voltato le spalle!” dice chi presenta questo macabro show quando apre la tendina e mostra Will agli spettatori: è nato privo di arti.
Ma qualcosa cambia in Will quando il signor Méndez lo guarda con occhi diversi.
Will prima lo rifiuta, ma poi lo segue.
Il signor Méndez dirige un altro tipo di spettacolo:
“Signori e signore, ciò di cui ha bisogno questo mondo è di un po’ di stupore”.
Il circo di Mendez permette ai suoi collaboratori di presentare qualcosa di “straordinario”, qualcosa in cui eccellere, qualcosa di positivo da “ammirare”.
A contatto con loro Will praticamente “rinasce”, sfidato dalla frase di Méndez:
“Se solo tu potessi vedere la bellezza che può nascere dalle ceneri, se tu potessi vedere ciò che di meraviglioso c’è in te”.
Will è titubante e perplesso e non crede di farcela.
Allora Mendez gli dice “più grande è la lotta e più glorioso il trionfo!”.
A Will quelle parole risultano come una legge della vita, una vita che anche lui può afferrare!
In loro compagnia e grazie alla loro umanità, specialmente quella di Méndez, Will subisce la meravigliosa metamorfosi, come quella del bruco che diventa farfalla, che poi spicca il volo.
Il pubblico è testimone della metamorfosi quando Méndez lo presenta –commosso – per la prima volta:
“Signori, ora vedrete un’anima coraggiosa mentre imbroglia la morte salendo fino a 50 piedi in aria e saltando dentro questa piccola piscina”.
Will ha trovato la sua strada: Il bruco è diventato la farfalla cui allude il nome del circo.

Un applauso fragoroso invase la sala dopo questi 18/20 minuti di film, avemmo all’unisono la visione chiara di quale fosse il ruolo di leader, di trainer, di allena-educatore.
Non sfuggiva più a nessuno che ogni oltre parola che si poteva proferire, il signor Mendez aveva quelle doti e quelle capacità che ognuno di noi vorrebbe avere.
Aveva fatto emergere in Will il desiderio di appartenenza e di riscatto puntando sulle sue doti non sulle sue menomazioni o deficienze fisiche.

Pochi minuti mi avevano insegnato quanto è grande il potere della capacità di meravigliarsi e di saper guardare oltre l’apparenza, qualunque sia la nostra condizione attuale: mentale, fisica o sociale, il cambiamento è sempre possibile.
Ognuno possiede infinite potenzialità e punti di forza che possono emergere e farci eccellere, farci sentire “straordinari”, e fare cambiare la visione che abbiamo di noi stessi e del mondo che ci circonda.
Il leader deve riuscire anche a farti guardare con occhi diversi e guardare gli altri con occhi diversi.

Allenare tutti a vedere le potenzialità e risorse delle persone ( o atleti) e a puntare su quello che c’è, non su ciò che manca.

Per vedere il cortometraggio “Il Circo della Farfalla” cliccare qui

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